Rabbini

7 Tishri 5781

Eliah Chayìm Gennazzano

Rabbì Eliah Chayìm ben Binyamìn Gennazzano, visse in Toscana tra il XV° e il XVI° secolo, è noto per la sua attività poetica, filosofica, apologetica e kabalistica. Scarse sono le notizie sulla sua vita, ciò che sappiamo è fondato sulle informazioni contenute nelle sue opere. Particolare attenzione va posta alla sua opera principale l’Iggeret hamudot, dove oltre a consentirci di conoscere le posizioni dell’autore all’interno delle dinamiche culturali dell’ebraismo dell’epoca, compaiono due riferimenti cronologici alla data della sua nascita: L’autore scrive che aveva sette anni quando morì Immanuèl Melli da Toscanella e che Mosèh da Rieti gli indirizzò una lettera negli ultimi anni di vita. Mentre non si hanno notizie certe sulla morte di Melli da Toscanella, sappiamo che Mosèh da Rieti sarebbe scomparso verso il 1460. Eliah Chayìm studiò presso la Yeshivà di Biniamìn ben Yo’av da Montalcino diritto talmudico, in quello stesso periodo avrebbe completato i suoi studi medici ed avrebbe iniziato ad approfondire tematiche esoteriche. Questo basandoci su quant’egli riporta nella Lettera Preziosa, che la decisione di dedicarsi allo studio della kabbalà avrebbe avuto origine dalla lettura dell’epistola di Mosèh da Rieti, di cui sono attestati i rapporti con la famiglia Da Montalcino. L’Iggeret hamudot – la Lettera Preziosa è indirizzata al figlio del suo maestro, David ben Biniamìn da Montalcino, suo ex compagno di studi, questa sarebbe stata scritta intorno al 1490, sicuramente dopo il 1489 e prima o comunque intorno al 1492.

Tra gli autori che influenzarono il pensiero mistico di Rabbì Eliah Chayìm è segnalato Rabbì Menachem Recanati, grande kabalista italiano del XIV° secolo.

Un’altra opera di esegesi kabalistica, fu composta a Cesena per rispondere ad una sheelà – quaestio di Ya’akov Corinaldi sul tema “gli eletti dei figli d’Israele” (Es. 24, 2). In essa l’autore sviluppa in termini simili a quelli della Lettera Preziosa, l’interpretazione del complesso verso dell’Esodo, opponendosi alle metodologiche ermeneutiche anti-kabalistiche di Itzchàk Abravanel.

Si ha notizia della disputa vittoriosa sostenuta da Rabbì Eliah Chayìm con un frate francescano, probabilmente negli anni 70 del XV° secolo. Il dibattito dottrinale si svolse ad  Orvieto, tra il medico e kabalista  Eliah Chayìm da Gennazzano ed il frate francescano Francesco d’Acquapendente. La disputa, conservata in vari manoscritti che riportano per esteso gli interventi di Gennazzano ed in forma sintetica quelli del frate, è stata pubblicata in edizione critica a metà del nostro secolo.

Oltre che pensatore, kabalista e apologeta Gennazano fu anche poeta. Infatti prese ispirazione dal già citato Mosèh da Rieti insieme ad altri rimatori della fine del XV° secolo che si impegnarono in una tenzone poetica sulla natura della donna. Questi partecipò alla polemica componendo alcune quartine volendo mediare le posizioni radicali di Avraham da Sarteano e di Avigdor da Fano che lodò accanto agli eccelsi modelli biblici di virtù muliebre, anche alcune sue contemporanee, tra le quali Anna, figlia di Yehi’el da Pisa e moglie di El’azar da Volterra. I tre poemi erano già composti nel 1492, anno in cui pervennero a Dani’el ben Semuel Rofe, che scrisse un’aspra critica contro i tre autori.

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