Rabbini

11 Tishri 5781

Chizkiyà Di Silva

Rabbì Chizkiyà Di Silva fu uno dei maggiori Poseqìm e commentatori dello Shulchàn ‘Arùkh, spesso chiamato col titolo del suo libro “Perì Chadàsh”, era nato a Livorno nel 1659. Fu allievo di Rav Shemu’èl Costa e dell’emissario di Eretz Israel Rabbì Yehudà Sharaf, che lo convinse a mettere a frutto le sue capacità studiando a Gerusalemme presso Rabbì Moshè Galante. A Gerusalemme sposò la figlia del medico Mordekhày Malki, anch’egli livornese. Fu lì che fin dall’inizio dei suoi studi cominciò a comporre il “Perì Chadàsh”, nel quale volle inserire le norme che erano sfuggite allo Shulchàn ‘Arùkh.

In poco tempo si fece conoscere per la sua profondità, e divenne insegnante nella yeshivà in cui studiava, preparando allievi che divennero famosi: Rabbì Itzchàk Cohen (“Battè Kehunnà”) che divenne Rabbino Capo di Smirne, Rabbì Shelomò Algazi (jr.) che divenne Rabbino Capo d’Egitto. Dal 1688 accettò di andare come emissario della yeshivà in Francia, con la speranza di avere anche la possibilità di stampare ad Amsterdam il suo libro. Durante il viaggio capitarono diversi eventi miracolosi, da lui ricordati nella prefazione. Giunto ad Amsterdam fu accolto a braccia aperte dalla Comunità sefardita. Fu probabilmente ospite presso Rabbì Itzchàk Aboaf. Si fermò lì alcuni anni, fino a pubblicare nel 1692 la parte relativa allo Yorè De‘à, e poi tornò a Gerusalemme.

Dato il suo stile alquanto critico nei confronti di Poseqìm precedenti, il suo libro incontrò fiera opposizione, al punto che in Egitto i Rabbini lo destinarono al macero. Il Rabbino Capo di allora, però, Rabbì Avrahàm Levi, fece annullare il decreto. Poco dopo fu nominato Rabbino Capo d’Egitto il suo allievo Shelomò Algazi, che si ispirò al suo maestro per tutti i quarantacinque anni del suo rabbinato.

Le ultime due parti del libro videro la luce dopo la sua morte e furono stampate da suo figlio David.

Oltre al “Perì Chadàsh” scrisse altri libri, ma diede ordine di seppellirli dopo la sua morte. Si salvarono il “Màyim Chayìm”, un commento al Maimonide con responsa (Amsterdam 1730) e l’opuscolo “Ben Ha-shemashòt”, pubblicato in appendice al libro di suo cognato Rabbì ‘Ezrà’ Malki “Shémen la-Ma’òr”.

Morì nel 1698 e fu sepolto sul Monte degli Ulivi accanto alla tomba del profeta Zaccaria. La sua tomba è tuttora visitata da molte persone.

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