Rabbini Italiani

26 Iyar 5777

Shemuèl Aboav (il Ra.Sh.b.A.)

Rabbì Shemu’èl Aboav (il Ra.Sh.b.A.), nacque in Germania, ad Amburgo, nel 1610. Nel 1623 all’età di tredici anni suo padre lo mandò a Venezia a studiare Torà presso Rav David Franco. Divenne un grande esperto non solo in Torà, ma anche in lingue e scienze. Dopo la morte del suo maestro, Rav David Franco, ne sposò la figlia e fece venire in Italia tutta la sua famiglia. Ebbe grande notorietà, ed a lui si rivolsero con quesiti rituali da varie parti del mondo. Si distinse anche per generosità, buone azioni e modestia. Personalmente visse una vita di morigeratezza, digiuni ed estremo rigore religioso. Fu Rabbino di Verona, dove fondò una Yeshivà, e dal 1650 fu Rabbino di Venezia, capo della maggiore Yeshivà e del Tribunale Rabbinico, che ai suoi tempi divenne il più importante in Italia. Combatté strenuamente contro il sabbatianesimo ed i suoi epigoni (tra l’altro, il “profeta” di Shabbethày Tzevì, Nathan di Gaza, si dichiarò proprio davanti al tribunale di Aboaf). Ebbe diverse sciagure, quali la morte di figli piccoli e varie malattie. Forse anche per questo, all’età di ottant’anni decise di “andare in esilio”, e perciò vagò di paese in paese, finché nel 1694 tornò a Venezia, dove morì il primo giorno del mese di Elùl.

Suo figlio Ya‘aqòv diede alle stampe il manoscritto dei suoi responsi, che venne pubblicato nel 1702 col titolo “Devàr Shemuèl”, al quale aggiunse in appendice la sua biografia. Pare sia suo anche il “Séfer ha-Zikhronòt”, pubblicato senza indicazione di luogo ed autore, che è un richiamo a valori etici spesso dimenticati. Un sunto del “Mishnè Torà” di Maimonide e diversi discorsi non giunsero mai a pubblicazione.

Due suoi figli lo succedettero sulla cattedra di Venezia.

 

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