Rabbini Italiani

2 Tammuz 5777

Moshè Chayìm Luzzatto (Ramchal – Ra.M.Cha.L.)

Rabbì Moshè Chayìm Luzzatto (Ramchal – Ra.M.Cha.L. ), nacque a Padova nel 1707 e morì ad Acco nel 1747. Di famiglia benestante, fin dalla più tenera età studiò ebraismo e scienze generali. Particolarmente dotato, imparò rapidamente italiano, ebraico, aramaico, latino, greco, francese, e le letterature relative. Fin da giovane eccelse in poesia ed eloquenza. Fu conquistato dagli studi kabbalistici. Allievo di Rabbì Isaia Bassan, subì notevoli influenze dal suocero del suo maestro, Rabbì Binyamìn Coen Vitale di Reggio. Fu considerato il naturale continuatore di Rabbì Moshè Zacuto. Tuttavia la sua fama gli portò anche grandi odi e contrasti. Conosceva a memoria, già a 14 anni, tutti gli scritti di Rabbì Itzchàk Luria; a 16 anni pubblicò la sua prima poesia in occasione della laurea in medicina del giovane Elia Consigli (Venezia 1723) ed a 17 anni diede alle stampe il suo primo libro, il “Leshòn Limmudìm” (Mantova 1727), un saggio sulla grammatica ebraica la cui seconda edizione uscì accompagnata dal suo dramma “Ma‘assè Shimshòn”. Nella sua ricerca kabbalistica era ispirato, a detta di molti, da un “magghìd”, un angelo che gli rivelava i misteri celesti; ciò stupì più di qualcuno, dato che è convinzione diffusa che il “magghìd” si manifesti solo a persone particolarmente profonde ma anche mature e sposate. Fondò un circolo di iniziati alla Kabbalà in casa sua; ne facevano parte Israel Ezechia Treves, Mosè David Valle e Jacob Fortis. L’iniziazione comprendeva regole severe che miravano non solo ad un’elevazione spirituale tale da renderli degni dei misteri più elevati, ma anche da prepararli a restaurare le imperfezioni ed incompiutezze dei mondi superiori. Nel 1729 un suo sodale, Rabbì Yequthi’èl da Vilna, diffuse informazioni sulla disciplina del gruppo all’estero; da qui cominciarono inchieste varie, mirate a garantire che il gruppo non fosse una conventicola di seguaci di Shabbethày Tzevì. L’Ebraismo europeo si divise in due. Fra i suoi avversari si distinse Rabbì Moshè Hagiz, continuatore dell’opera di suo padre contro i sabbatiani, eperfino il suo principale sostenitore, Rabbì Isaia Bassan, giunse a dubitare del suo allievo. Il Ra.M.Cha.L. non si limitò a difendersi, bensì contrattaccò i suoi detrattori. Accettò però di ritirare gli scritti basati sulle rivelazioni del “magghìd”, di non diffondere scritti nello stile dello Zòhar; sembra tuttavia che tali promesse gli fossero state estorte a forza, e pertanto continuò di nascosto il suo precedente comportamento. Nel 1733 sposò Tzipporà Finzi, figlia di Rav David Finzi, allievo di Zacuto e suo sostenitore. I suoi oppositori scoprirono anche in questo alcuni dettagli sospetti. Ciò non gli impedì di continuare a produrre testi: dal 1730 al 1735 pubblicò oltre quaranta libri. Data la guerra contro di lui, decise di lasciare l’Italia e, facendo tappa a Bolzano ed a Francoforte sul Meno, giunse ad Amsterdam. Lì imparò il mestiere del taglio dei diamanti, ma continuò anche a studiare e ad insegnare in casa sua, dove era stato raggiunto dalla sua famiglia, compresi i genitori. In una serie di lettere indirizzate ai suoi ex sodali, li esorta a mantenere le loro regole, a dispetto delle  promesse fatte. Anche ad Amsterdam riuscì a farsi conoscere ed apprezzare. Fu lì che compose la sua opera principe, il “Mesillàth Yesharìm”, un testo di etica mistica chiaro ed illuminante, tuttora studiato in tutti gli ambienti e considerato testo fondante del pensiero ebraico. Tuttavia Amsterdam non forniva al Luzzatto l’ambiente che cercava, e decise nel 1743 di andare in Israele con la sua famiglia. Sul periodo in Israele non si sa quasi nulla, ma si sa che il 26 Iyàr del 1747 morirono lui e tutti i suoi a seguito di una pestilenza che aveva colpito la città di Acco, dove abitava.

È praticamente impossibile redigere in breve una sua bibliografia: le opere pubblicate in vita e postume sono talmente tante, che su di esse è stato pubblicato un libro intero (S. Ginzburg, “The Life and Works of M.H. Luzzatto”, Philadelphia 1931).

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