Rabbini Italiani

2 Tammuz 5777

Itzchàk Chayìm Coen Cantarini (Min ha-Hazanim)

Rabbì Itzchàk Chayìm Coen Cantarini (Min ha-Hazanim), Rabbino e medico, nacque a Padova nel 1644.

Studiò Torà presso i Rabbini locali e medicina all’Università patavina. Molto presto si diffuse la sua fama sia come medico che come studioso di Torah, ed ancora in giovanissima età fu in corrispondenza epistolare con i maggiori Rabbini d’Italia. Fra i suoi allievi si annoverano personaggi illustri, quale il Lampronti e Rabbì Moshè Chayìm Luzzatto. Nella sua attività pubblica fu in prima linea nel lottare per la riforma del sistema contributivo, in merito al quale pubblicò uno scritto polemico, “ ‘Éqev Rav” (Venezia 1711), che costituisce un’importante fonte per conoscere gli ordinamenti della Comunità di Padova in quegli anni. Partecipò anche alla lotta contro il sabbatiano Nechemyà Chiyà’ Hayun, contro il quale scrisse un lungo ed articolato responso.

Fu autore prolifico. Il più interessante dei suoi scritti è  “ ‘Et Qetz” (Amsterdam 1710), nel quale tenta di indicare le condizioni necessarie per la Redenzione finale, in opposizione al sabbatianesimo. Anticipando le tesi del Sionismo storico, afferma che la Diaspora rappresenta una condizione anormale per il popolo ebraico. Il libro denota vasta conoscenza di tutta la letteratura e della storia del redenzionalismo e del messianismo. Lo stile è ricercato e ridondante, più di qualunque autore ebreo italiano dell’epoca.

Qualche decina d’anni prima aveva pubblicato un libro storico intitolato “Pàchad Itzchàk”, nel quale sono descritti i fatti antiebraici occorsi a Padova nel 1684, a seguito della minaccia ottomana (la salvezza del ghetto fu occasione per la fissazione di uno speciale “Purìm di Padova”). Compose inoltre un libro di confutazione dell’accusa di omicidio rituale, alcuni articoli di medicina ed astronomia e molti responsi; di questi ultimi, alcuni compaiono nel “Pàchad Itzchàk” del suo allievo Itzchàk Lampronti, altri nel “Shémesh Tzedaqà” di Rabbì Shimshòn Morpurgo. Una serie di discorsi in italiano sulle Parashòt settimanali è tuttora manoscritta. Compose anche poesie d’occasione. Sua è anche una lunga lettera in ebraico indirizzata allo studioso cristiano Cristiano Teofilo Ungar, che contiene importanti informazioni in merito ai Rabbini italiani del passato ed alle loro opere.

Il Cantarini morì a Padova nel 1723

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