Rabbini Italiani

25 Adar 5777

Isaia (Yeshayà) da Trani (il Vecchio)

Rabbì Isaia (Yeshayà) di Rabbì Mali da Trani (il Vecchio), fu il maggiore talmudista in Italia nel tredicesimo secolo, nacque a Trani intorno all’anno 1180.

Fu in corrispondenza con i maggiori Posekìm del suo tempo, quali Rabbì Itzchàk da Vienna (autore dello “Or Zarùa‘”) e Rabbì Shemu’èl da Spira. Viaggiò in lungo ed in largo, recandosi a Venezia, a Verona, in Grecia ed in Israele.

Sue sono le “Tosefòt R.I.D.” su quasi tutti i trattati del Talmùd: un commento con studi innovativi espresso con profondità e competenza, specie nell’indicare la formulazione testuale più corretta, non esitando ad esprimere pareri discordi anche rispetto ai maggiori commentatori, o a rinnegare con onestà opinioni erronee da lui stesso esposte precedentemente.

Compose anche diversi responsi rituali a problemi emergenti dall’analisi del Talmùd; di essi una minima parte è stata stampata nei libri “Bet Nathàn” e “Sam Chayìm”, il resto si trova ancora manoscritto in varie biblioteche.

Dei suoi libri di argomento talmudico fu stampato “Il Sefèr ha-makhrìa‘” (Livorno 1789), nel quale fra l’altro ricorda diversi suoi testi che non ci sono pervenuti. Scrisse commenti alla Torà intitolati “Nimmuqìm”, di cui parte è riportata nel “Penè Davìd” del Ch.I.D.À. Ci è pervenuto qualche suo Piyùt.

È incerto l’anno della sua morte (da alcune fonti risulta che muore a Venezia nel 1250), ma è comunque antecedente al 1272, anno nel quale suo figlio, scrivendo di lui, aggiunge la formula in uso per i defunti “la memoria del giusto e santo sia in benedizione”.

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