Rabbini Italiani

28 Iyar 5777

Immanuèl Romano

Rabbì Immanu’èl Romano di Shelomò, detto anche Manoello Giudeo, nacque a Roma intorno al 1270.

Fu oratore, poeta e commentatore della Bibbia. Suo padre era uno dei maggiori Rabbini dell’epoca e Manoello studiò presso di lui. Fu in strettissimo contatto con Rabbì Calonimos ben Calonimos durante la sua permanenza a Roma.

Si occupò di grammatica e retorica, studiò anche filosofia e mistica. Scrisse anche molti sonetti in italiano, ma di essi ne è rimasta una minima parte. Conosceva anche latino, arabo e greco. Fu probabilmente il Sofèr – lo scriba della Comunità di Roma, anche se non ve ne sono prove certe; si sa, peraltro, che era considerato personaggio importante e rispettato. Visse fino a tarda età, probabilmente dopo il 1328.

La sua opera principale è la raccolta delle sue poesie intitolata “Machberòt Immauèl”. La maggior parte delle sue poesie, come egli stesso afferma, è strutturata in base al “makaam” arabo, sulla falsariga del “Tachkemonì” di Rabbì Yehudà Alcharizi. Alcune poesie contengono forti critiche nei confronti di suoi contemporanei, che si vendicarono causandogli danni economici che dalla ricchezza lo portarono alla miseria. Nelle sue poesie vi sono informazioni sulla sua vita, sull’ambiente ebraico italiano dell’epoca, scienza, etica, umorismo, inni sacri, poesie profane eccetera. Contemporaneo di Dante, ne conosceva gli scritti ma non ci sono prove che lo conoscesse personalmente. È comunque evidente che la sua ventottesima composizione, “Machbéret ha-Tòfet weha-Éden”, è ampiamente influenzata dalla Divina Commedia.

La prima edizione a stampa delle sue opere fu effettuata da Ghereshòm Soncino a Brescia (1492) e la seconda a Costantinopoli nel 1535 ad opera di Eliézer figlio di Ghereshòm Soncino. Rabbì Yosèf Caro nello Shulchàn Arùkh (Órach Chayìm 307:16) ne vieta la lettura dati i contenuti profani. Altre opere pubblicate: un commento a Mishlè (Napoli 1487), ad Estèr (Parma 1880), ad Ekhà (Parma 1881), a Rut (idem), allo Shir Ha-Shirìm (Francoforte sul Meno 1908). Dei suoi commenti alla Torà ed ai Salmi furono pubblicati solo estratti.

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