Rabbini Italiani

3 Iyar 5777

Davìd Provenzali

Rabbì Davìd Provenzali di Avrahàm mantovano del XVI° secolo, insieme ai fratelli Moshè e Yehudà fu celebrato come maggior esponente della Torà nel “Me’òr ‘Enàyim” di Rabbì ‘Azaryà De Rossi.

Fu Rabbino e Darshàn (predicatore), si mostrò eccellente nell’arte oratoria, tanto che Rabbì Avrahàm Portaleone ebbe a definirlo nel suo Shiltè ha Ghibborìm: …. il migliore di tutti i predicatori italiani, viventi nel suo tempo.

Fu esperto di Torà e di scienza, distinguendosi come oratore, al punto di essere definito “capo degli oratori d’Italia”. Compose il “ ‘Ir Davìd”, un commento alla Torah d’impostazione mistica. Si distinse anche come linguista e grammatico: compose infatti il libro “Dor Ha-Pelagà” sulle parole ebraiche reperibili in altre lingue (specialmente greco, latino ed italiano) ed una grammatica ebraica intitolata “Migdàl Davìd”. I tre libri, dei quali Rabbì ‘Azaryà De Rossi si serve copiosamente, non furono mai stampati.

Fu il propugnatore di un istituto culturale d’alto livello, una specie d’università popolare in cui si studiassero, oltre alle materie ebraiche, logica, filosofia, medicina, ingegneria e matematica, ed il 9 Nissàn 1564 ne mandò il manifesto a tutte le Comunità ebraiche d’Italia; non risulta peraltro che il progetto sia stato realizzato.

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