Rabbini Italiani

2 Tammuz 5777

Binyamìn Coen Vitale (Ra.Bà.Kh.)

Rabbì Binyamìn Coen Vitale (Ra.Bà.Kh.) Rabbino, poeta e kabbalista italiano, nacque nel 1651 ad Alessandria in Piemonte.

Fin da giovanissimo si fece notare come grande studioso di Torà, di Halakhà e di Kabbalà. Fu tra gli allievi di Rabbì Moshè Zacuto. Nel 1675 fu nominato Rabbino Capo della sua città natale, e sette anni dopo come Rabbino Capo di Reggio Emilia, dove rimase fino alla sua morte.

La Kabbalà fu sempre il suo interesse principale. Per un certo periodo si dice sia stato attratto dal movimento sabbatiano (pare che a casa sua ci fosse un ritratto del profeta sabbatiano Nathan di Gaza), ma a causa della sua fama di grande Maestro anche i più esagitati zeloti antisabbatiani, quale Rav Moshè Hagiz, non osarono contrastarlo.

Fu Maestro di Rabbini come Avi‘àd Sar Shalom Basilea e Yosèf Ergas. Anche Rabbì Moshè Chayìm Luzzatto (il Ra.M.Cha.L.) fu in corrispondenza con lui e compose un’elegia in occasione della sua morte. Visse fino all’età di quasi ottant’anni, morì nel 1730. Negli ultimi anni gli fu di aiuto nella gestione del Rabbinato di Reggio suo genero, Rabbì Yesha‘yà Bassan, che fu poi maestro e protettore del Ra.M.Cha.L.

Fu autore prolifico. Alcune sue opere furono pubblicate ancora durante la sua vita, ma molto è rimasto ancora manoscritto. Fra le opere stampate c’è il “Ghevùl Binyamìn” (Amsterdam 1727), che è una raccolta di discorsi suddivisa in tre sezioni, lo “Alòn Bakhùt” (Venezia 1712), che è un commento alle Lamentazioni ed alla parte narrativa del Midràsh su di esse, lo “Avòt ‘Olàm” (Venezia 1719), che è un commento ai Pirqè Avòt, e lo “ ‘Et Ha-Zamìr” (Venezia 1707), una raccolta di poesie liturgiche di ispirazione kabbalistica. La maggior parte dei suoi responsi è ancora manoscritta.

Alcuni responsi sono stati pubblicati nel “Pàchad Itzchàq” ed in altre raccolte di contemporanei. Qualcuno di essi fu scritto in italiano.

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