Rabbini Italiani

2 Tammuz 5777

Avrahàm Yaghèl Gallico

Rabbì Avrahàm Yaghèl Gallico studioso del XVI secolo. Pochi sono i dettagli noti della sua biografia. Si sa che visse a Ferrara ed a Venezia, ma anche in altre Comunità minori, facendo da precettore in famiglie benestanti. Fu considerato uno dei più eminenti Rabbini del suo tempo. Durante un viaggio in compagnia di un noto mecenate, Raffaele Modena di Sassuolo, fu preso prigioniero dai briganti, e Rabbì Menachem ‘Azaryà da Fano e Rabbì Aharòn Berekhyà da Modena organizzarono pubbliche preghiere per la sua liberazione.

I suoi scritti sono particolarmente interessanti. È stato affermato che se fossero stati tutti stampati, il Gallico sarebbe stato considerato tra i più prolifici e più profondi saggi dell’Ebraismo. Invece, del suo libro principale, il “Bet Yà‘ar Ha-Levanòn”, che è composto di oltre duecento capitoli ed è una specie di enciclopedia del sapere dell’epoca, finora sono stati pubblicati pochi brani sparsi. Il testo è suddiviso in quattro parti, che trattano rispettivamente: l’interpretazione dei sogni, filosofia religiosa, psicologia, scienze naturali. Nelle poche parti che ne sono state pubblicate si nota come evidente l’influenza del “Me’òr ‘Enàyim” di Rabbì ‘Azaryà De Rossi. Un’altra sua opera, anch’essa particolare, intitolata “Léqach Tov, istruzione dei giovani nella fede e nella morale”, fu abbondantemente pubblicata e tradotta in yiddisch, tedesco e latino. Perfino Rav Yesha‘yàhu Ha-Levì Horowitz ne riporta brani interi nella sua notissima opera “Shenè Luchòt ha-Berìth”.

Gli altri scritti del Gallico constano in un testo di filosofia e scienze naturali (“Be’èr Shéva‘”, tuttora manoscritto), “Ghe’ Chizzayòn” (un testo che descrive le sue visioni mistiche e manifestazioni sovrannaturali, nonché un dialogo allegorico tra la Filosofia, l’Astronomia e la Tradizione religiosa), l’opuscolo “Moshìa‘ Chosìm” (Venezia 1587) contenente preghiere da recitarsi per la peste e “Esheth chàyil” “sul comportamento della donna con suo marito e nella gestione della sua casa, per fare armonia fra l’uomo e sua moglie e fra l’uomo e Dio”. Si sa anche di commenti da lui scritti ad alcuni testi classici di astronomia

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