Rabbini Italiani

2 Sivan 5777

Avrahàm Treves Zarfati

Rabbì Avrahàm Treves Zarfati discendente di Rashì ed imparentato con Rabbì Yosèf Colon, nacque in Italia nel 1470.

Si distinse presto per la sua acutezza e fu considerato uno dei più importanti Poseqìm della sua generazione. Fu in rapporti epistolari con alcuni dei maggiori Maestri dell’epoca, da Rabbì Eliàhu Mizrachi a Rabbì Yosèf Caro. Era celebrato anche per la sua elevazione mistica, tanto che il Caro ebbe a definirlo “santo”. Come riferisce egli stesso nella prefazione al suo libro, all’età di vent’anni ebbe l’esperienza mistica di un incontro con il profeta Elia.

Nel 1505 fece naufragio, ma si salvò miracolosamente; da allora il giorno anniversario della sua salvezza lo considerò giorno di digiuno e commemorazione. Dall’Italia si recò a Costantinopoli ed a Salonicco, dove si fermò alcuni anni facendosi conoscere da alcuni grandi Maestri.

A Costantinopoli fu ospitato dal ministro Rabbì Yosèf Hamon, medico del sultano. Lì completò la sua opera, “Birkàt Avrahàm”, sulle regole della “netilàt yadàyim”; l’opera dimostra la sua precisione: su una questione così di dettaglio, egli riesce a trovare trecento regole. Per questo Rabbì Davìd Cohen lo definisce “un coltello tagliente”, e molti altri sapienti, fra i quali il Caro, lo elogiano nelle loro presentazioni dell’opera. Successivamente, il Treves Zarfati si trasferì a Gerusalemme, dove fu considerato uno dei più influenti Maestri della città.

In alcuni quesiti da lui inviati a Rabbì Eliàhu Mizrachi, egli illustra la situazione spirituale e materiale degli Ebrei di Gerusalemme dell’epoca. Purtroppo i suoi quesiti rimasero senza risposta, probabilmente perché pervenuti negli ultimi giorni del Mizrachi. È ignota la data della sua morte, ma ancora nel 1552 pubblicò il suo libro a Venezia, cosa che fa pensare che sia giunto a tarda età.

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