Rabbini Italiani

27 Tishri 5775

Yosèf Ergas

Rabbì Yosèf di Immanuel Ergas, fù talmudista e kabbalista italiano a cavallo fra il diciassettesimo ed il diciottesimo secolo.

Nacque a Livorno nel 1685, figlio del Rabbino Capo della città, Rabbì Binyamìn Chay Ergas. Studiò Torà nella Yeshivà di Rabbì Shemu’èl De Pas e Kabbalà presso Rabbì Binyamìn Coen, allievo di Rabbì Moshè Zacuto.

Viaggiò per molte Comunità come predicatore, ma poi si stabilì a Pisa, dove fondò la Yeshivà “Newè Shalòm” e due confraternite di misericordia, il “Mòhar Ha-Bethulòt” ed il “Malbìsh ‘Arummìm”. Negli ultimi anni fu nominato Rabbino di Livorno, cattedra che resse fino alla morte, nel 1730.

Rabbì Yosèf Ergas fu molto noto per la sua sapienza, e molti Rabbini dall’Italia e dalla Francia rivolgevano a lui i loro quesiti; egli rispondeva sempre in poco tempo, con responsi composti con un linguaggio chiaro, preciso e sintetico. Ebbe molti allievi provenienti da tutte le città d’Italia, ed egli provvedeva personalmente a tutte le loro necessità. Era famoso per la sua generosità non meno che per la sua competenza normativa, ma mantenne una modestia e semplicità esemplari. Ciò non gli impedì di esporsi in prima persona ogni volta che ritenne ci fosse rischio di danni all’immagine stessa dell’Ebraismo. Perciò partecipò attivamente alla lotta contro il sabbatiano Nechemyà Hayun, pubblicando due pamphlet: “Tokhàchat megullà e Ha-tzàd nachàsh” (Londra 1715).

Spinto forse dalla necessità di fare chiarezza sulle differenze fra il sabbatianesimo e la mistica, compose il libro “Shomèr Emunìm” (Amsterdam 1736), nel quale espone come definitive e chiarificatrici le tesi di Rabbì Itzchàk Luria, l’A.R.I. z.l. La forma è quella del dialogo a due fra un razionalista che accetta solo la Torah manifesta ed i commenti talmudici e normativi, e un mistico che ritiene che al di là del senso letterale la Torah nasconda significati ben più profondi. Quest’opera fu poi di esempio a Rabbì Moshè Chayìm Luzzatto per il suo “Choqèr u-Mequbbàl”.

I figli di Rabbì Yosèf, pubblicando il “Shomèr Emunìm”, vi aggiunsero un’altra opera del padre, il “Mevò’ Pethachìm”, una collezione di brevi commenti dell’A.R.I. z.l.

Nel 1730, l’anno della sua morte, molti Rabbini italiani si rivolsero a lui perché esprimesse un parere sulla figura di Rabbì Moshè Chayìm Luzzatto, ed in particolare Rabbì Moshè Hagiz lo pregò di comporre un tribunale rabbinico assieme ai Rabbini Shimshòn Morpurgo di Ancona e Avrahàm Segre di Casale per giudicarlo, ma Ergas si rifiutò di prendere una qualsiasi parte nella polemica.

Sulla Kabbalà scrisse ancora il libro “Minchàt Yosèf”, che fu pubblicato assieme al “Perì Megadìm”, un commento allo Zòhar sul libro di Ruth (Livorno 1827). I suoi responsi furono stampati dal suo allievo Rabbì Mal’akhì Coen col titolo “Divrè Yosèf” (Livorno 1742).