Rabbini Italiani

15 Tammuz 5775

Yehudà Min Ha-‘Anawìm (Almansi, Delli Mansi, Anav, Piattelli)

Rabbì Yehudà Min Ha-‘Anawìm (Almansi, Delli Mansi, Anav, Piattelli), Rabbino romano del tredicesimo secolo, coevo e parente del più noto Rabbì Binyamìn, nacque circa nel 1215 e morì dopo il 1280. Studiò Torah presso Rabbì Itzchàk Camerini e fu nominato Rabbino Capo di Roma. Fra i suoi allievi figura suo cugino Rabbì Tzidkiyà, l’autore dello “Shibbolè Ha-Léqet”, che lo cita frequentemente. Tenne fitta corrispondenza su questioni di normativa con molti maestri dell’epoca, fra i quali Rabbì Avigdor Cohen. È spesso definito “Ha-Rofè’” (il medico), ma fra i suoi scritti pervenuti nulla fa supporre che esercitasse o conoscesse la medicina. In manoscritto ci sono pervenute le seguenti opere: il completamento del commento di Rabbì Shelomò ben Rabbì Shabbethày (suo parente) al Séfer Ha-She’iltòt, un commento alle notazioni normative del R.I.F. sulla maggior parte dei trattati del Talmùd, norme e decisioni normative sulla Shechità e Bediqà. Un suo commento al trattato della Mishnà di Sheqalìm compare nelle edizioni a stampa viennesi del Talmùd. Tutte queste opere testimoniano profondità di conoscenza di tutta la letteratura talmudica. Particolarmente interessante l’opinione, da lui espressa e riportata dallo “Shibbolè Ha-Léqet”, che la traduzione italiana dei testi biblici possa sostituire il Targùm aramaico per chi non conosce quella lingua.