Rabbini Italiani

9 Iyar 5775

Davìd Avrahàm Vivanti

Rabbì Davìd Avrahàm Vivanti, nacque ad Ancona nel 1806 da famiglia benestante. Ebbe la sua prima educazione religiosa da suo padre e da suo nonno, per poi diventare allievo di Rabbì Refa’èl Yesha‘yà Azulay, figlio del Ch.Y.D.A’. e Rabbino Capo di Ancona, e di Ya‘aqòv Shabbethày Shimshòn Sinigaglia, che benché non insignito di titolo rabbinico era un rinomato talmudista. Nel 1829 fu laureato Rabbino Maggiore, ma già da un anno aveva di fatto l’incarico di Rabbino Capo, su indicazione del Tribunale Rabbinico (del quale era segretario). Fu anche insegnante delle varie Yeshivòt anconetane, di cui almeno cinque erano ad alto livello, e fondò la società di beneficenza “Maassè ha-Tzedakà”. Fu rigorosissimo nel pretendere che gli enti comunitari funzionassero in base alla Halakhà nella sua formulazione più rigida (si oppose all’introduzione dell’organo in Tempio). La sua formazione talmudica, halakhica e kabbalistica lo resero noto in tutto il mondo ebraico. Fu infatti in corrispondenza coi maggiori Rabbini d’Israele, Costantinopoli, Smirne, Germania e Polonia.

Scrisse un commento alla Torà, uno ai Salmi, un sunto di nuove halakhòt sulla sezione Yorè De‘à dello Shulchàn ‘Arùkh, un volume di responsi rituali, un sunto di norme halakhiche in ordine alfabetico, un volume di glosse al Séfer ha-Chinnùkh ed una serie di poesie sinagogali. Di tutto questo, solo la parte normativa fu pubblicata postuma, mentre il resto rimane manoscritto.

Negli ultimi anni di vita ebbe a soffrire per la demolizione del vecchio edificio del Tempio Levantino (1860) per motivi di strategia militare, e per la morte di suo figlio Israel (1872). Morì il 12 settembre 1876.