Rabbini Italiani

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Davìd be-Rabbì Yehudà Messer Leon

Rabbì Davìd be-Rabbì Yehudà Messer Leon, Rabbino, talmudista e filosofo del quindicesimo secolo, nacque intorno al 1470. Suo padre era il notissimo studioso Rabbì Yehudà ben Yechi’èl, soprannominato Messer Leon. Da lui, che era a capo della Yeshivà di Napoli, ebbe l’insegnamento, ed ottenne il titolo rabbinico a soli 18 anni, con l’autorizzazione di tutti i Rabbini della Yeshivà di suo padre. Proseguì poi i suoi studi a Padova, nella Yeshivà di Rabbì Yehudà Mintz, che nuovamente gli accordò il titolo rabbinico. Oltre a questa vasta cultura rabbinica, studiò anche filosofia, appassionandosi all’aristotelismo ed al sistema del Maimonide.

 Nel 1506 si trasferì a Salonicco, dove completò il suo libro “ ‘En Ha-Qorè’”, un commento alla “Guida dei perplessi” del Maimonide. Nel 1510 fu nominato Rabbino di Valona, in Albania, dove si trovavano molti esuli dalla penisola iberica. Lì si dedicò anche alla predicazione ed all’insegnamento attivo di Talmùd e di Poseqìm. A causa del perenne tentativo dei sefarditi di non integrarsi con le Comunità esistenti, bensì di tentare di soppiantarle, scoppiò una grave frattura nella Comunità la sera di Kippùr, ed anche il suo nome ne rimase coinvolto. Per difendere la sua posizione, egli scrisse un responso, che fu poi pubblicato a Berlino nel 1899 dalla società “Meqitzè Nirdamìm”, dal titolo “Kevòd Chakhamìm”.

Ma la sua opera principale è il libro “Tehillà le-Davìd”, pubblicato da suo nipote Aharòn Leon a Costantinopoli nel 1577. E’ un testo di filosofia religiosa in tre parti: a) il valore della Torah e la sua elevatezza; b) i fondamenti della Torah e delle mitzwòt; c) i fondamenti della fede. Nel libro tende ad appianare le apparenti incongruenze nelle parole del Maimonide e lo difende dall’attacco dei critici, in particolare del Ghereshonide (il Ra.L.Ba.G.), dell’Albo e dell’Abravanel. Altre sue opere, testimoniate dal nipote, non ci sono pervenute.