Rabbini Italiani

22 Tevet 5777

Menachèm Recanati

Rabbì Menachèm Recanati, fu uno dei primi kabbalisti in Italia a cavallo fra tredicesimo e quattordicesimo secolo. Nei suoi numerosi scritti sull’argomento è riconoscibile l’influsso dei mistici ashkenaziti, quali Rabbì Yehudà he-Chassìd di Regensburg (autore del “Séfer Chasidìm”) e Rabbì El‘azàr di Worms (autore del “Roqéach”), ma anche del Nachmanide, da lui citato col semplice appellativo “Ha-Rav”.

Era esperto anche in logica e filosofia, da lui viste come strumenti per comprendere la Kabbalà. Al contempo era anche un grande ammiratore del Maimonide.

Il suo testo fondamentale è un commento alla Torà, pubblicato per la prima volta a Venezia nel 1623. È un commento ricco di riferimenti a misteri e visioni, e fu tradotto in latino da Pico della Mirandola. Scrisse anche un commento kabbalistico alle preghiere ed un libro sui significati delle mitzwòt (Costantinopoli 1544). Un testo che gode tuttora di fama crescente è il “Pisqè Recanati”, una raccolta di decisioni halakhiche in forma breve, stampato per la prima volta a Bologna nel 1638.